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[aiku]

Mi alzo ad un’ora, per me insostenibile
Vado a lavoro, in un posto poco probabile
Lavoro , ed è una cosa incredibile.
Corro a Torino ad una velocità indicibile
Arrampico con una ralla impensabile
Finisco le nottate su dei libri improponibili.

Avrei potuto intitolare questo 3D Fast & Furious per come guido andando e tornando da lavoro.
Tant’è.
In fondo non mi posso lamentare. Il mio nuovo credo é: JavaScript & PL/SQL.
Non per altro , ma ora mi danno da mangiare.🙂

Torno a scrivere su questo mio abbandonatissimo blog poikè mi rendo conto di aver delegato un po’ tanto (troppo) all’odiato faccialibro.
Buona vekkia abitudine è quella di segnalare gli appuntamenti turineis.
Sta per avere inizio la 28° edizione del TFF !!! Torino Film Festival.
Noi ke non c’interessa del red carpet di venezia e roma.
noi ke … : http://www.torinofilmfest.org

(Su LaStampa : http://www3.lastampa.it/spettacoli/sezioni/articolo/lstp/375214/ )

Ma il TFF non è l’unico evento in arrivo.
L’associazione Yoshin Ryu esce con la sua nuova mostra sulle bambole giapponesi.
Il prezzo pieno non è popolare , ma ci sono svariati sconti per studenti e soprattutto per i detentori della Carta Musei !!!
Ecco a voi il link: http://www.bambolegiappone.it/

http://external.ak.fbcdn.net/safe_image.php?d=19dd8f4b419b21a6768d93d76ea37b2c&w=90&h=90&url=http%3A%2F%2Fwww.sognandoilgiappone.com%2Fwp-content%2Fthemes%2Femerald-stretch%2Fimg%2Fgravatar_light.png

Interessati di Tibet & Himalaya?
Ecco cosa c’è in citt , fino al 21 di Novembre : Festival Internazionale di arte e cultura Himalayana.
Per il proramma: http://www.dossiertibet.it/

Su LaStampa : ( http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/ … tp/375188/ )

Per ora è tutto.

Saluti e alla prox😉

4° giorno a Lisbona.
Il cielo è nuvoloso.
Inês mi accompagna alla fermata del treno più vicina prima di andare in ospedale.
Dormikkio quel poco di tempo ke resto a bordo del treno.
A Cascais esco ed inizia a pioviginare in modo non troppo convinto.
Vabè , fino ad oggi mi è andata bene con il tempo, ed un giorno così così ci può stare.
Qui in passato risiedettero i Savoia in esilio.
Svariate ville affacciate sull’oceano testmioniano il periodo in cui fu località di villeggiatura di svariate famiglie di nobili d’Europa.

Nonostante faccia freddo , piovigini ed il cielo sia nuvoloso svariate persone fanno il bagno. Sembra di essere un normandia più che in portogallo Smile come clima.
Dopo essermi fatto un lungo giro sul lungo mare che va in direzione Estoril (dove c’è la pista per le competizioni di auto e moto) torno sui miei passi per vedere il centro.

Anche qui imperversa l’uso della calçada portuguesa, ossia la tipica pavimentazione a trame bicolori usata un po’ in tutto il paese.
A difesa della città c’è un grande fortezza che servì a difendere l’accesso al fiume Tejo , il cui estuario non dista molto, e come punto strategico per controllare la costa.
Il piccolo centro della città è molto grazioso.
Gli edifici sono per lo più bassi e si respira molto l’aria di paese di mare e di pescatori.

Su indicazione di Rita e Inês cerco e trovo la gelateria Santini.
Wow , poco da dire , gli italiani il gelato lo sanno fare bene.
Il Sig Santini aprì nel lontano 1949 una gelateria a Cascais che ben presto divenne famosa per la sua bontà.
Con il passare degli anni altre gelaterie del Sig. santini vennero aperte , anche in centro a Lisboa e la sua fama si è conservata intatta negli anni tanto che anche oggi davanti a Santini è facile trovare coda così come si trova coda davanti al torinesissimo Grom di Tokyo. Smile

Finito di percorrere in lungo ed in largo Cascais me ne torno a Lisboa.
Visto ke il gonokkio protesta per camminate ed umidità decido di attendere l’ora ci cena prendendo tram ed autobus a random e senza una meta.

Tra un giro e l’altro mi metto d’accordo con Rita per incontrarci più tardi.
Prima però decido di fare un regalo ad entrambe. Libro di autore italiano.
Mica così semplice! Smile
Il centro è pieno di librerie , ma non so bene neppure cosa prendere.
Mi decido per Gomorra , di cui tanto abbiamo parlato e di un libro di Erri deLuca.
Ci metto un po’ , ma alla fine ecco trovato il libro di Saviano.
Per Erri de Luca è più complicato. Trovo qualcosa , ma non è esattamente quello che avevo in mente e allora cambio obiettivo e punto su Italo Calvino. Trovo il Barone Rampante. Perfetto. Uno dei miei libri preferiti di sempre.
Finalmente arriva sera.
Ci si incontra e si fa cena tutti assieme da Rita.
Sua madre a quanto pare è l’ottima cuoca e dal forno sbuca una grandissima teglia di bacalao.
Meraviglia! Non c’è piatto casareccio portoghese più tipico del mitico bacalao.
Piatto che per altro a detta di molti locals è proprio più da mangiare a casa piuttosto che al ristorante. Un po’ come da noi gli spaghetti alla carbonara.
Dopo cena, e dopo aver dato i due libri ringraziando per tutta l’ospitalità loro e delle loro famiglie, si va a fare un giro sul lungo fiume/mare di Belém non distante dal Monastero dos Jerónimos.
Inês dopo un po’ alza bandiera bianca e rincasa.
Io continuo con Rita e andiamo assieme al Bairro Alto , dove per altro dovrei incontrare Francisco.
Bhe , Francisco non riesco a beccarlo , ma con Rita ci si fa un bel giro tra i vari locali dove una birra costa massimo 1,5 € … Ke pakkia.
Verso l’una e qualcosa si rincasa visto che anche Rita l’indomani dovrà andare a far praticantato in ospedale, e per me sarà l’ultimo giorno.

zzz…
Passo metà mattinata a dormikkiare e quando mi sveglio in casa non c’è nessuno.
Mi faccio una lauta colazione con triplice caffè.
Da notare ke il Portogallo è forse l’unico posto al mondo da me visitato dove il caffè sia buono come in Italia. 1000 punti al Portogallo!!! Very Happy
Sento Chico e ci si mette d’accordo per vederci prima ke io parta.
Pranzo a Benfica in un ristorante strabuono. Carne cotta su pietra rovente. Tanta carne. Tanta e deliziosa. Con riso , patate e una bottiglia di vino rosso locale.
Si parla di tutto un po’. Pe lui ho preso Il castello dei destini incrociati, sempre di Calvino. Penso sia il libro giusto per un couchsurfer come lui Smile
Concluso il momento ristorazione ci si saluta, e alzandomi capisco che … la bottaglia di vino mi ha dato una tranva non indifferente in testa.
Barcollando prendo la metro. Faccio un ultimo giro nel quartiere di Oriente.

Non avendo una meta precisa decido di andare avanti ed inetro per il centro cercando di trovare posti ancora non visti.
E’ il mio ultimo pomeriggio. Ripercorro la città fin quasi a Belém.
Prendo un paio di tram fino al loro capolinea.
Passo per Martim Moniz con il 28 e arrivo fino al Cemitério dos Prazeres con il 25.
Mi capita di parlokkiare con qualke italiano e finisco per far la parte del local dando qualke indicazione su come raggiugnere un posto o qualche consiglio su cosa mettere assolutamente sotto i denti.

Salgo a piedi fin su al Miradouro da Graça e cerco un posto in cui ero stato la prima sera con Chico : il jardim das Pichas Mourchas , che tradotto vuol dire …. vabè .. fa ridere Wink
Ho anche il tempo di fare la coda per prendere l’Elevador de Santa Justa, dove nei giorni precedenti c’era sempre un tot di coda e non avevo mai avuto voglia di incolonnarmi. Bhe , diciamo pure che l’attesa val la pena. Dalla cima di questo decoratissimo ascensore cittadino ammiro per l’ultima volta Lisbona in tutta la sua lucentezza e mi domando quando sarà la prossima volta ke ci tornerò.

In fondo ho sempre pensato , a torto , che il Portogallo fosse una sorta di mini clone della Spagna , paese per il quale non nutro particolare affetto. Dannati pregiudizi. Inoltre non essendo di passaggio per altre mete non mi ci era mai capitato di passare manco per caso. Dopo soli 5 giorni sono invece rimasto dannatamente rapito da ogni anfratto , vicolo , scalinata , monumento , belvedere di questo angolo d’Europa.
Leggere somiglianze con l’Italia e la Spagna ce ne sono , dalla lingua non troppo diversa (scritta..) al 25 Aprile (altro anno, altra storia) come data di liberazione nazionale, ma c’è poi tutta un’altra storia, un’altra anima, un altro cielo ed un altro mare.

Per l’ora di cena ci si incontra con le altre ed alcuni loro amici per una cena a casa di una ragazza che è stata con loro in Marocco.
Mi ritrovo a mangiare lasagne in Portogallo , e non sono affatto male Smile Un tocco di italianità a questo mikro-viaggio lontano da casa ci può ancke stare.

Dopo esserci scolati quasi una bottoglia di bianco a testa usciamo e andiamo al Bairro Alto.
E’ Venerdi sera ed il quartiere sembra una sagra di paese, anzi , sembra una festa universitaria allargata.
Gente in ogni dove, un frastuono non indifferente , alcool come fosse acqua (anzi , costa pure di meno in alcuni casi).
Penso a Torino e al quartiere in cui vivo , San Salvario , dove sembra che il comune voglia far chiuedere ad ogni costo ogni locale che possa ravvivare un po’ l’ambiente.
Passano le ore ed è un po’ un pugno nello stomaco perchè questo posto già mi manca da morire ancor prima di andarmene.
Nel delirio generale riskio pure di perdere il resto della compagnia.
Poi in Praça Camões, limite sud del quartiere , recupero Inês. Anzi, forse è lei a recuperare me.
Rimaniamo a parlare un po’ in piazza e poi cerchiamo di raggiungere gli altri.
Lei ha il cellulare senza batterie , io senza soldi. Gianni e Pinotto.
Con la sicurezza che solo una ragazza può avere inizia a chiedere ai passanti se qualcuno le presta il cell.
Un gruppetto di tre ragazzi le presta il telefono e con loro ci si presenta. Ci invitano a seguirli in un locale distante poche decine di metri.
Sembra un locale di Torino , il Giancarlo 1. Mi viene offerto da bere birra e birra. Mi domando cosa potrebbe divantare la mia vita se rimanessi li anek solo una settimana di più Smile
Vabè , oramai son quasi le 6:00 ed io a mo’ di cenerentolo saluto tutti.
Un ultimo abbraccio ed un ultimo sorriso.
All’aeroporto ci arrivo in taxi. Prego che la corsa costi meno di 20 € dato che quello ho e non un centesimo di più. Fortuna mia il tassametro si ferma sui 16,50. Questo posto mi piace per 1001 motivi…
A Madrid arrivo con la faccia di chi ha perso il proprio cane da un giorno.
quelli di Ryanair mi fanno anke storie per il mio tascapane che a detta loro dovrebbe entrare nello zaino perkè il bagaglio a mano dev’essere uno. Ke? Si , come no. “Un attimo che lo faccio entrare” . Un attimo e mentre gli stewart di terra si voltano io son già sul pulmino che corre sulla pista di decollo in direzione … casa.
Un attimo ed è Torino. Fortuna vuole che incontri un amico che lavora dove danno i biglietti per l’autobus che va in città.
“Grazie Andre”. Dal finestrino guardo verso est…
La neve è tornata sulle montagne ed io son tornato a casa.
Tempo di lasciar cadere lo zaino per terra e me stesso sul letto e già sto dormendo.
Mi sveglio nel tardo pomeriggio , guardo fuori e … arcobaleno , mi hai seguito! Grazie!

Potessi mi ci aggrapperei per tornare da dove sono appena arrivato
Ma si , che va bene così , ogni cosa ha il suo momento e ogni posto visto , è un posto in cui tornare.
Resto affacciato a fissare la lunga pennellata di colori che cuce il cielo alla terra e la realtà ai sogni.
Negli okki Torino , nel cuore Lisbona.

Fine di quest’altro mikro-viaggio .

MJ

Now & 4ever.

Sveglia di buon’ora , colazione e panini da mettere nello zaino.
Visto che non so mai dove dormirò la sera mi porto appresso tutto lo zaino come fosse la mia casa . Tartaruga style. Ma si , che tanto è piccolo apposta per portarlo come bagaglio a mano.
Rita mi accompagna alla stazione del treno di Alfragide.
Aspetto poco ed ecco passare il treno per Sintra.
Ci si mette relativamente poco ad arrivare. Una mezzora okkio e croce.
Arrivato in stazione mi informo su come raggiungere il centro storico.
Storie di tour in bus. Mhhh. Evito.
Adoro camminare e perdermi. Ovunque finisca , sarà un posto ke non ho mai visto prima.
Non lontano dalla stazione passo davanti al municipio che è un po’ il biglietto da visita di questa cittadina.

Per raggiungere il centro vero e proprio ci si impiega 15 minuti circa. Sulla strada ci si imbatte in diverse fontane dagli stili diversi. Alcune molto semplici , altre elabaratissime.

Raggiunto il piccolo centro storico constato che purtroppo il Palácio Nacional è chiuso.
Di fatto è uno dei simboli di Sintra stessa. Sulla sua sommità svettano due coni rovesciati che ne caratterizzano il profilo.
E’ un esempio di architettura organica , in cui parti apparentemente separate compongono la stessa struttura.

Il posto , immerso nel verde , con le cime di castelli e palazzi che sbucano dai colli è incredibilmente bello.
Anche se il piccolo centro storico è pieno di negozietti, cafè e ristoranti per turisti , diciamo che il tutto non da troppo fastidio e ogni edificio è stato ben preservato in modo da non stravolgere l’ambiente circostante.
Qua e la si intravedono muri di case e fontane decorati con le tipiche piastrelle portoghesi (Azulejos).

Come prima tappa mi pongo il Palácio de Seteais poichè di strada c’è anche un’altra cosa da vedere , ossia il palazzo di Quinta da Regaleira.
Seppure lentamente (causa intervento al mio povero ginokkio) risalgo la collina intravedendo i ruderi , in fase di restrutturazione , di un edificio in stile arabeggiante di cui però non trovo menzione nè su segnaletica stradale nè sulla cartina che mi hanno dato all’ufficio turistico della stazione.

Finalmente raggiungo la Quinta da Regaleira. Di fatto è un parco con all’interno svariati edifici tutti in stile manuelino misto a gotico e rinascimentale.
Per pernderne visione dovrei pagare un biglietto , ma visto il mio budget non alto e considerato che ci sono altri due palazzi che voglio vedere assolutamente e per i quali il ticket è d’obbligo , decido di evitare di addentrarmi , e di ammirare dall’esterno le facciate elaborate di questo palazzo patrimonio dell’UNESCO.

Ancora una decina di minuti ed infine arrivo al Palácio de Seteais.
Struttura edificata nel tardo ‘800 oggi trasformato in hotel di lusso permette di ammirare da una terrazza (di libero accesso) ad uno stupendo belvedere delle circostanti colline fino ad intravedere l’oceano.
Ogni cosa , dal prato alle siepi sono tenute dannatamente bene.
Di fianco c’è anche un circolo di equitazione ricavato da una parte esterna del palazzo , che immagino un tempo fosse parte stesso del podere.

Da dove sono arrivato mi piacerebbe proseguire per il Palácio de Monserrate, il fatto è che dista poco meno di 4 km , che moltiplicato due sono 8 (calcolando il ritorno). non sapendo se per entrare c’è da pagare un biglietto , se oggi è giorno chiusura e se ho tempo a sufficienza per andare e tornare alla fine decido di rinunciare.
Sarà per la prossima.
Ritorno quindi sui miei passi fin nel centro di Sintra, da cui prendo una strada in salita che porta verso il Castelo dos Mouros.
Maledico un po’ il fatto di essermi portato appresso lo zaino con tutto dentro, ma amen.
Finita la strada asflatata inizia un tratto di sentiero in sterrato che si addentra in un bosco.
Piano piano che ci si avvicina si imbatte nei primi resti di epoche diverse che vennero edificati a contorno del castello.

Giungo infine alla porta di accesso del castello.
Entro senza il biglietto senza quasi volerlo , ma poi , preso dal rimorso , torno sui miei passi e lascio l’obolo.
anzi 14 oboli. Tale è il prezzo unico del biglietto per poter visitare il Castelo dos Mouros e il Palácio Nacional da Pena, distante poco meno di un chilometro.
La fortezza moresca è stata utilizzata e riutilizzata a più riprese nella sua storia.
Si tratta di un grande complesso difeso da mura da cui si può vedere il mare e tutto il territorio circostante.
Posizione strategica e grande organizzazione. Al suo interno infatti appartamenti (di cui sono rimasti pochi resti) e cisterne per la raccolta del’acqua (quasi perfettamente intatte).

Il perimetro della cinta muraria è decisamente esteso e lo si può percorrere per ampia parte.
In alcuni tratti il tratto di muro difensivo su cui si cammina è ampio , ma altrove è davvero molto stretto e bisogna fare un minimo di attensione per non ruzzolare dalla parte interna dove il piccolo muretto di protezione è decisamente basso.
Mangio un paio di panini arroccato su un torione , molto soddisfatto di dove mi trovo e di come sta andando il mio giretto in terra iberica.

Rimango un po’ a fare la lucertola, sotto il sole , semplicemente guardando l’orizzonte che da dove mi trovo è decisamente arcuato.
Di tanto in tanto cerco di arrampicarmi su qualche masso particolarmente invitante… si sa … certi istinti Smile ..
Terminato di spaziare nella fortezza ridiscendo un po’ e procedo verso la mia ultima meta della giornata, ossia il Palácio Nacional da Pena.
Qualcosa ho già potuto intravedere dalle mura dei mori. Profilo aguzzo e curvilineo , torrette e merletti , cupole e cupolette.
Man mano che mi avvicino ciò che prima era solo un profilo in controluce prende forma e dimensione.
Nato nel 1840 è un miscuglio di stili e linee che si intrecciano come uno strano e variopinto puzzle.
Si direbbe quasi progettato da Gaudì o soggetto di un quadro di Dalì.

Il castello è pieno di gruppi con guida e io di tanto in tanto porgo l’orekkio per scroccare qualke spiegazione aggratis Smile
Scopro che il castello fu il regalo di una regina al suo re.
Ricorda vagamente la storia del Taj Mahal in versione meno malinconica.

Finito il giro esterno entro all’interno di questo castello quasi disneyano.
Purtroppo all’interno è proibito fare foto.
Le stanze sono tutte diverse tra loro e tutte tenute benissimo.
A sopresa la stanza del re è forse una delle più austere e meno decorate , in confronto alle altre.
Ogni ambiente ha il suo stile e le sue particolarità. Sedie così tanto intagliate da sembrare fatte di pizzo nero.
Sculture in avorio , alabastro , mobili fatti dei più svariati legni e via discorrendo.
Anche l’ambiente della cucina è incredibilmente bello.
Il percorso è decisamente lungo e su due piani. Qua e la maschere in uniforme controllano con attezione che effettivamente nessuno faccia foto o riprese.
Terminato tutto il giro , cappella privata inclusa , mi fermo un po’ a fissare il panorama ed il sole.
Volendo fare un’ultima foto ad uno scolo del’acqua a forma di bocca di coccodrillo noto per caso che nel cielo c’è ancora l’arcobaleno circolare a contorno del sole!!!

Resto li a pensare sul perchè io abbia aspettato così tanto a visitare questo paese che per ora tanto mi sta piacendo.
Bho. Ora l’importante è essere qui.
Torno quindi verso il centro di sintra per una strada nuova.
Passo per la piccola frazione di San Pedro e mentre cammino mi chiama Inês.

Mi dice he … è a Sintra! Haaa , gradita sorpresa. Ci si da appuntamento nella piazzetta centrale. C’è anche Rita.
Ci fermiamo a degustare un buon caffè ed un dolce tipico di quelle parti al café Piriquita. Si parla di tutto un po’. Loro sono un po’ stanche poichè sono corse li dopo aver passato la giornata nei rispettivi ospedali , io perchè è tutto il giorno che cammino con il mio zaino in spalla.
Saltiamo in macchina destinazione Palacio de Monserrate.
Gira che rigira non lo troviamo , ma decidiamo cmk di proseguire.
Inês guida veloce mentre parla e ride con Rita. L’aria scompiglia loro i capelli. Nell’autoradio passa Starz In Their Eyes dei Just Jack ed io o come l’impressione di essere in un videoclip dei Cardigans (My Favourite Game ovviamente ..).
Loro mi dicono che mi portano a vedere un posto ke … mi piacerà.
E così è. Si tratta di Cabo da Roca, il punto più ad occidente del continente europeo.
Wow!!! Era una di quelle cose che avev o visto in rete e che non pensavo sarei riuscito a vedere causa scarsa disponbilità di tempo e mezzi, ed invece …

Al di sotto dell’alta scogliera si sente il riekeggiare dell’oceano contro le rocce.
Ad un tratto , con l’abbassarsi del sole , il cielo s’incendia.
Miscuglio di pensieri & emozioni. Felice di essere dove sono.

Leggo la frase su un monumento.
“AQUI ……
ONDE A TERRA SE ACABA
E O MAR COMENÇA ……”

Una volta ke il sole si è inabissato nell’oceano ce ne torniamo a Lisboa.
La serata finisce passeggiando sul lungo-Tejo finkè la stankezza non ci manda tutti a letto.
Per la notte trovo ospitalità sotto il tetto della famiglia di Inês e dei innumerevoli gatti.
Domani mi attende Cascais.
Per oggi è tutto.
Zzzz

Si parte presto.
Il mio fido amico Wally mi traghetta all’aeroporto.
Mi saluta e … prima sorpresa.
150€ di sovrattassa. Motivo? Causa un errore imprecisato il sito non ha preso cognome e tre nomi (si , ho tre nomi) , ma ha messo il mio primo nome come nome e il mio secondo come cognome.
Nulla da fare , con ryan è così e si sa.
Ma non posso rimandare. Devo fare una sorpresa / regalo di compleanno al mio amico “Omino” (al secolo Marco) e starò 5 giorni su. Rimandare vuol dire rimanerne 2 e mezzo. Non se ne parla.
Poi ho gli amici portoghesi da andare a trovare … amen , pago e non ci penso.
Si vive una volta sola. Troppo poco per avere rimpianti.
Avendo combinato con la fidanzata di Omino di fargli una sorprea in piena regola lei si è inventata una scusa assurda e Omino che è un buono ed ingenuo , ha abboccatto. Morale , si presenta in aeroporto pronto per prelevare una fantomatica amica della ragazza in arrivo dall’italia , mentre sbuco io dall’uscita.
Bhe , Madrid è una vekkia conoscenza.
Una volta tornati in centro si inizia la vita madrileña.
Birra , locali , comatibilmente con il fatto ke ki mi ospita il giorno dopo lavora presto.

Diciamo pure che Madrid più che viaggio è stato proprio una visita di piacere e divertimento.

Di giorno il mio amico lavora , poi torna verso le 16 e si esce da subito.
Vi chiederete come mai alle 16. Semplice. Fa ancora l’orario estivo , che in spagna vuon dire uscire da lavoro alle 15:00 !!!
Si capiscono tante cose.
Primo perchè la vita in spagna è così rilassata , secondo perkè la spagna è un paese che ha patito in particolar modo la crisi. Decisamente più dell’Italia.
Comunque sia. Madrir resta una bella città da vivere benchè non sia eccezionale dal punto di vista architettonico.
Sol , Lavapies , Malasaña , Santodomingo , etc.
Locali e localetti in cui si può ancora fumare.
Le giornate passano rapide tra mangiate di tapas e carne,
Per mangiare bene in centro non si spende poco , ma mai come nelle altre capitali come Parigi , Londra o Roma in cui di solito per mangaire bene uno viene spennato.

La mia capatina spagnola coincide con la vittoria di un italiano alla Vuelta.
Ed incredibilmente il Toro vince , in patria , il “derby regionale” con il Novara.
…forse devono venire più spesso da ‘ste parti Wink

Il clima oramai è quello di fine settembre.
Di giorno si sta bene , ma la sera scende un fresco che se inumidito di pioggia e vento può diventare freddo da un momento all’altro.

I primi 5 giorni di madrid così possono essere riassunti : relax.
Passeggiare , parlare con un amico che oramai li vive da 5 anni , quasi 6, mangiare panini con calamari , degustare un buon vino e mangiare bene.
Unica cosa … in spagna non hanno dei grnadi gelati.
Ma ke importa. C’è un gelato “confezionato” che vale oro.
E’ il buon vekkio Ben & Jerry’s.

Scoperto nel 2001 in Luxembourg , di tanto in tanto mi capita di imbattermi in questi fantastici gelati , che sono di fatto la versione più buona e mai*la del più famosi Häagen-Dazs.
Insomma , passano così e passano molti in fretta la prima metà di questa mia scampagnata nella penisola iberica.
La parte “descovery” sta per arrivare : Lisboa.
In quel della capitale portoghese , a differenza di Madrid , per un motivo o per un altro ancora non ci sono mai andato.

…e diciamo pure che la parte del viaggio portoghese … inizia mentre sono ancora in Spagna.
Verso le 5:45 parto per l’aeroporto di Barajas. Prima di fare ciò mando un SMS per confermare al mio amico Francisco che sto arrivando nella sua città e comunico la stessa cosa a Inês e Rita , amiche portoghesi che hanno couchsurfato a casa mia nella prima settimana di agosto, che dovrebbero essere di ritorno dal Marocco.
Arrivato in aeroporto mi svacco su una delle panchine mentre davanti a me una lunghissima coda attende di imbarcarsi sul mio volo Easyjet.
Chiudo gli occhi e mi sento scompigliare i capelli da qualcuno.
???
Mi giro ed ecco … Rita & Inês!!! Heee??? Il mondo è proprio piccolo.. Wink
In pratica mi raccontano che costa meno prendere un Lisboa – Madrid / Madrid – Marrakech piuttosto che andare direttamente da Lisboa al Marocco.
In fondo per me sarebbe valso un discorso simile (senza calcolare la “piccola offerta” fatta a Ryan il giorno della partenza …)
Bhe , il volo passa rapido , chiacchierando con Inês che mi siede di fianco.
Mi parla di cosa c’è da vedere in città. Ed effettivamente la cosa mi torna decisamente utile, dato che nella mia totale disorganizzazione non mi sono letto / scaricato praticamente alcun materiale su Lisboa e dintorni.
Atterrato , quindi, mi domando sul da farsi. Molto gentilmente la famiglia di Inês mi da uno strappo a Belém , che è una parte di Lisboa che si affaccia sul Tejo (il fiume che bagna la città). Mentre siamo in makkina la mia amica mi fa un elenco di cose da vedere assolutamente. annoto tutto su un mio piccolo quadernetto di viaggio e ringrazio di cuore.

il primo impatto con Lisboa è quindi il fantastico Monastero dos Jerónimos di Belém.
Saluto e ringrazio per il passaggio e cerco un prato per riposare un po’ visto che comunque la stanchezza dopo 5 giorni passati a far festa ed una notte senza dormire pesano e non poco. Son mica più un ragazzino Smile
Fortunatamente Bélem pare il posto creato apposta per i backpackers stanki.
Giardini , pancozze , e giardini ancora.
Di fronte al monastero c’è il CCB , ossia il centro culturale di Belém.
Qui tra un’opera d’arte contemporanea ed un’altra ci si può fermare a guardare il Tejo in direzione del centro di Lisboa , che di fatto si può facilmente individuare cercando con lo sguardo il grande ponte che unisce le due sponde del fiume.

Dopo aver dormito un po’ parto alla scoperta dei dintorni del Monastero, con l’obiettivo di raggiungere il centro ed una volta arrivato li , sentire Chico (ossia Francisco).
Non distante dal CCB c’è la famosa Torre di Bélem.
Si tratta di un edificio non grande , ma molto bello. Lo stile è il tipico “manuelino”, così detto poichè fu in auge sotto il re Manuel I all’inizio del 1500.
A pochi passi da li c’è il monumeto alle scoperte : Padrão dos Descobrimentos
Non è particolarmente bello (è stato costruito quando al potere c’era il dittatore Salzar , ossia il Mussolini portoghese se così possiamo dire) , ma a quanto pare gli abitanti di Lisbona ci sono molto affezionati per il significato di ciò che vi è rappresentato.
Simboleggia un po’ l’indole da scoprire che ha sempre contraddistinto i portoghesi , e ricorda i tempi in cui il mondo era la loro casa. Ciò non è legato per forza al passato colonialista , ma piuttosto alle imprese di Vasco da Gama e Infante Dom Henrique (noto come Infante de Sagres ou Navegador). Nella roccia infatti hanno risalto le vede di due caravelle a bordo delle quali son stati rappresentati molti personaggi importanti della storia portoghese , i 2 corvi simbolo della città e di fronte , per terra , c’è un rappresentazione in marmi policromi di una immensa rosa dei venti con il mondo al centro.

Messa piano piano da parte la stanchezza mi dirigo in direzione del grande ponte 25 Aprile (data di liberazione dalla dittatura di Salzar).
Prima però mi gusto un paio di barattoli di gelato Ben & Jerry’s… Mhhh , ma possibile che lo trovi un po’ dappertutto , ma che non ci sia in italia ? Grrr.
Purtroppo sbaglio strada , ed mi perdo il famoso bar chiamato Pasteis de Belém ( c’è pure il sito http://www.pasteisdebelem.pt/en.html ).
In pratica è una delle migliori pasticcerie della città ove sono famosi i Pasteis de Leite ed il caffè.
Peccato.
Mentre mi dirigo ad Est intravedo uno deposito tram. Tram storici. non è solo un deposito a quanto pare , ma anche parte del museo della Carris , che sarebbe l’azienda del traspoto pubblico di Lisbona. ( http://www.carris.pt/pt/museu-da-carris/ )

E’ questo un piccolo assaggio di ciò ke la città mi riserverà.
Piccoli tram dei tempi che furono , tenuti in modo quasi perfetto, che scorrazzano per tutta Lisboa come piccoli insetti colorati di rosso , giallo e verde.
Orientandomi un po’ con il fiume , un po’ con il sole, un po’ a muzzo , finalmente raggiungo il centro cittadino.
Noto con piacere che a guida malsana il Portogallo vince la competizione con l’Italia.
Unica differenza è forse un maggior rispetto dei passaggi pedonali , ma poca roba rispetto al casino generale che si può notare nelle strade.
Avevo letto in un sito che Lisboa è una città decadente, ma camminando ed attraversandola a piedi , cercando di intrufolarmi in tutti i vicoletti che partono dalla strada centrale che verte in centro ho tutt’altra impressione.
E’ proprio vero : le cose bisogna vederle con i proprio occhi per rendersene conto.
Passo per una piccola sede distaccata dell’università di Lusiada e noto come sia tutto dannatamente tenuto bene.
Più ci si avvicina al cuore della città e più i pallazzi crescono di altezza.
La mia meta è la grande Praça Marquês de Pombal.

Faccio giusto in tempo ad arrivare alla “rotonda del marchese” che ricevo un messaggio da parte di Chico.
Ci si da gancio ad una fermata della lina di metro Azul , non troppo distante casa sua.
A Lisboa non ci sono molte linee di metropolitana , ma diciamo che la rete è costruita bene in modo da permettere di girare tutta l’area urbana senza particolari problemi.
La fermata a cui arrivo io è Colégio Militar / Luz.
Appena riesco all’aria aperta mi ritrovo davanti allo stadio del Benfica Smile
A dire il vero avevo già visto entrambi gli stadi mentre arrivavo dall’aeroporto, sia quello del Benfica ceh dello Sporting.

Chico arriva di li a poco e mi porta a casa sua dove posso lasciare zaino e docciarmi.
Passiamo un po’ di tempo da lui raccontandoci vacanze & Co.
Lui è stato uno dei primi couchsurfer ospitati da me questa estate e dopo aver passato 4 giorni a Torino è andato per un paio di mesi a studiare e lavorare a Firenze. Inoltre avendo fatto un anno di Erasmus a Pisa parla perfettamente italiano , anzi , ha decisamente un accento fiorentino Very Happy
Visto che oramai è sera si decide di andare a mangiare.
La decisione è di andare a ristorarci in una sorta di Tasca/Ristorante in zona. Un posto che un tempo era il ritrovo dei giocatori di Benfica e Sporting.
Fancisco conosce a menadito storia ed eventi del suo quartiere (il più popoloso del Portogallo) e della città.
Con 10 € mangiamo da rimpinzarci abbondamentemente.
Piatto di carne di maiale fatta non so bene come , zuppa , riso , patate al forno , e tanta birra.
Finito di cenare si decide di fare un primo giro in centro alternando makkina e gambe.
Sarà che è la prima sera , sarò che Lisbona mi è piaciuta dal primo istante in cui sono arrivato , sarà che non me l’aspettavo così bella , ma ogni posto che passa davanti ai miei occhi mi affasciana incredibilmente.
Essendo oramai tardi ed essendo oramai normale periodo lavorativo si rincasa e si va a dormire.
L’indomani sveglia presto per approfittare di ogni momento di questi ultimi 5 giorni iberici.

Avendo fatto nottata al PC un po’ sverso mi sveglio con tutto il mal di testa possibile del mondo.
In realtà non posso fare troppo tardi poikè ho comunque un appuntamento con Hien.
Giusto un giro per Akihabara e poi via :il meeting point è per la tarda mattinata a Shibuya, davanti alla mitica statua di Hachiko.
Ovviamente non ci bekkiamo dove previsto , ma vabè. Questa almeno volta è Hien ke manca il posto dell’appuntamento.
Per lo meno non è colpa mia e non faccio la figura dell’italiano ke è sempre in ritardo.
Hien è decisa a raggiungere il cimitero di Aoyama.
A detta sua è un posto stupendo a causa dei molti ciliegi in fiore, e visto ke il mio viaggio ha proprio questo come scopo non mi faccio certo pregare.
Mi assicura ke Aoyama non dista molto da Shibuya e in pratica mi lascio guidare da lei, tanto non è ke ci sia fretta.
Lo ammetto, ogni tanto è bello lasciarsi trascinare. Potrebbe sembrare contro la mia filosofia del viaggiare da solo libero da condizionamenti , ma non lo è. Trattasi di libera scelta.
La mia compagna di ventura parte spedita, ma effettivamente non è ke si ricordi tutto così bene.
Mentre cerchiamo di capire per lo meno la direzione da prendere ci imbattiamo in un cinema che sembra non avere dei prezzi troppo elevati. Chiediamo qualke info , ma sfortunatamente proiettano solo film senza sottotitoli. Troppo dura. Salutiamo e sgusciamo via.
Mentre usciamo , veniamo rincorsi da un bigliettatio e una bigliettaia.
Il loro inglese è stentato , ma si capisce che cercano di darci indicazioni utili su dove trovare un cinema con proiezioni in inglese. Certo ke la gentilezza e la premurosità che hanno qui son qualcosa ke per noi occidentali lascia senmplicemente a bocca aperta.
Ringraziamo e ricambiamo i loro inchini.
Presto ci rendiamo conto ke … Aoyama, per quanto possa sembrare vicina, non è poi proprio così vicina …
Inoltre orientarsi , quando non c’è il sole e non si capisce bene se si sta andando ad est o ad ovet , non è proprio la cosa più semplice del mondo.
Incontriamo per strada un palazzo dell’ONU.

Ottimo segnale : Hien si ricorda di esserci passata qualke giorno prima.
Passiamo anke davanti all’università di Aoyama, e socchiudendo gli occhi mi immagino come possa essere la vita dello studente giapponese.
In fondo a quanto pare la cosa più difficile dell’università in giappone è il test di ammissione.
Test condizionato innanzitutto dalle superiori da cui arrivi e test che , a seconda dell’ateneo , può essere davvero un calvario che richiede una preparazione di mesi interi passati a sbattere la testa su nozioni amnemonike assurde. Ma se il test di ammissione è tanto difficile , non si può dire la medesima cosa per il corso di studi.
Magari la prossima vita rinasco li solo per provare l’ebrezza della vita da studente nipponico Smile

Ad un tratto abbandoniamo la via maestra per intrufolarci nei vialetti della zona-style. Ebbene si. C’è tutta una zona con parrukkieri e callerie d’arte. Spesso le due cose sono unite. Ossia parrucchiere con annessa galleria d’arte. In Italia una cosa del genere sarebbe semplicemente inconcepibile.
Tutta la zone è iper-chic.
Villette , negozietti , butiques.
Hien si perde in un negozio di libri per bimbi. Io dopo 10 minuti ne ho basta, ma lei si perde tra un libro e l’altro e dopo un po’ finisco per odiarla Very Happy Haaa , donne & shopping , c’è ben poco da fare se non che aspettare pazienti.
Nel negozietto, dai prezzi tutt’altro che popolari … noto una cartina geografica che … bhe … svela il mondo nella sua relatività.
Per i Giapponesi l’Italia è un lontanissimo paese , ai limiti delle mappe e dell’immaginario collettivo … La cosa dovrebbe far riflettere un sacco di gente …

Per altro attaccato al negozio di libri per bambini c’è un ministore di cibo biologico i cui prezzi possono far concorrenza alla limitrofa gioielleria d’ambra.
Bhe , diciamo che come quartierino è davvero “bene”. Bellissimo per passeggiarci , ma chissà come potrebbe essere viverci.
Non è che sia particolarmente leccato, ma è tutto dannatamente ordinato e perfetto. Troppo forse per un abitante proveniente del bel paese Wink

D’un tratto ci troviamo a curiosare il menù di un risto-café francese.
Il gestore ha l’occhio sveglio, e dopo un paio di battute ci ritroviamo dentro.
A dirla tutta io avrei più avuto voglia di proseguire oltre , ma Hien sentendo parlare francese non resiste al rikiamo della madre patria e io mi ritrovo a sorseggiare uno dei caffé più cari della storia , per altro … francese … insomma … mi son spiegato …
Il gestore per altro si ferma al tavolo con noi. Parlantina facile e modi da bretone. Non mi è molto simpatico, ma oggi non viaggio da solo e per quanto la presenza della mia compagna di viaggio sia più che gradita, mi tocca ricordarmi cosa voglia dire non essere liberi al 101%. Ma in fondo, va bene così per oggi.
Finalmente finiamo il caffè e gira e rigira … alla fine ci si ritrova sul vialone centrale e mentre cammino vengo abbagliato , anzi , filminato , anzi , abbagliato da una nuovissima FIAT 500 ke mi fa capolino da una vetrina!!! Very Happy
Hoooooo , mi trovo davanti al mitico FIAT CAFE’!
Avevo letto , avevo anche scritto sul forum, ma non l’avevo mai visto davvero.
Un balzo e sono dentro. Anke Hien è della stessa idea.
Anzi , pare apprezzare la 500 più di quanto non faccia io.
Cerca anche di fare una foto in stile fotomodella sezy , cose che non le viene , ma lei ci ride su.

Al pian terreno di fatto c’è solo lo show room.
Trovo gadget che neppure in Italia a Mirafiori , cuore pulsante del marchio torinese , ho mai visto.
Scatto foto come se fossi un turista australiano davanti al Colosseo.
Tra i vari ammenicoli italiani noto un certo numero di … LEON. La rivista italiana giapponese a cura del nostro portavoce coatto : Girolamo Panzetta.
Non mi stupisco , anzi. Per i giapponesi l’Italia è : pizza, spaghetti e “geroramo pancetta”.

Dopo aver perlustrato in lungo ed in largo il pianterreno ed aver terrorizzato le due commesse , tempestandole di domande in inglese , lingua ke pare non essere conosciuta da nessuna delle due , passiamo al piano superiore , dove si trova i lounge-bar.
Anche qui stessa scena , ma con il giovanissimo barista, ke però pare conoscere un pokino di inglese, e per ciò ke non sa ci mette un sacco di impegno Smile
Ovviamente gli dico che arrivo da Torino , e il ragazzo fa una faccia un po’ come se gli avessi detto “Salve, mi kiamo C-3PO, arrivo da marte”.

Gira e rigira … inizia ad imbrunire, non solo , ma essendo nuvoloso inizia anche a fare freddino.
Avendo poco tempo decidiamo di salire nel primo palazzo un po’ alto che ci capita a tiro.
Ottima idea.

Incredibile , ma da lassù si vede benissimo il posto in cui dobbiamo arrivare, e non è più molto distante!
Scendiamo di corsa e finalmente dopo pochi passi arriviamo al cimitero di Aoyama!!!
Il posto è da subito incantevole.
E’ un po’ come scivolare dentro una cartolina o dentro un sogno o dentro un’idea.
Così dovrebbe essere e così è l’hanami.

L’atmosfera è indescrivibile.
Una mescolanza di grattacieli , tombe con preghiere su legno , ciliegi , ed un cielo color colbalto.
Ci manca un personaggio otaku al centro del viale e poi potrei dire che il Giappone + tutto li, racchiuso in 3 km quadrati.

Passeggiamo alla ricerca di noi stessi, dei nostri pensieri, dei petali che ondeggiano attorno a noi, di un sogno che si materializza passo dopo passo.
Nonostante il cimitero si trovi in un’area piena digrattacieli molti alberi sembrano essere davvero antikissimi , un po’ come quelli del bosco di Totoro.
In verità visto dall’alto sembrava molto più grande come posto, ma non è questa la cosa importante.
L’importante era arrivarci.
Tra l’altro rispetto ai cimiteri cittadini nostrani appare subito molti diverso come posto.
Non ci sono muri che delimitino l’area e a prima vista pare un giardino come altri.
L’aria ke si respira non è triste , ma si avverte lo stacco netto rispetto al resto del mondo circostante.

I passi si susseguono come i fotogrammi di un piano sequenza di Yōjirō Takita.
Hien scatta un foto dopo l’altra , io mi limito ad osservare respirando lentamente.
Piano piano il giorno scompare dietro lo skyline dei grattacieli e inizia a pioviginare.
A malincuore lasciamo questo spicchio di Tokyo sospeso nella sua bolla di spazio-tempo a se stante ed imbocchiamo la metro in direzione di Shinjuku.
Ho un gancio con un paio di amike : Uchiko e Anna.
Invito Hien ad unirsi a noi e lei accorda un bikkierino assieme a noi.
Torniamo nel piccolo dedalo di microviuzze non distanti dalla stazione di Shinjuku e ci imbukiamo nel primo locale libero in cui servano Shochu.
Un bikkiere tira l’altro e oltre ai bikieri uniamo un paio di portate mangerecce con specialità varie come ad esempio polpette di koniaku Smile .

Hien alla fine cede e va ben oltre il bikkierino preventivato.
Meno male.
Per altro la signora al bancone è molto di compagnia e coinvolgiamo anke lei nei nostri discorsi.
Anzi , è lei ke ci coinvolge nei suoi discorsi … sui rimedi medici giapponesi.
Hien finisce per fare il test della collana magnetica!
In pratica si tratta di una collana con svariati magneti ke pare aiutare l’equilibrio e aiuti a non affaticare le spalle (ke per i giapponesi è uno dei problemi di sempre).
La prova è semplice: mentre uno è sprovvisto di collana viene spinto leggermente indietro e inevitabilmente uno fa un passo indietro per mantenere l’equilibrio.
Quindi uno si munisce di collana , viene spinto , e riesce a rimanere al proprio posto senza muoversi d’un passo.
Bho , sarà ke ki ti spinge è sempre ki ti da la collana , ed è di parte , sarà perkè uno la seconda volta si fa trovare preparato , sarà ke la collana funge davvero … ki lo sa. A me piace credere ke funzioni. In fondo … se uno ci crede … funziona davvero ! Smile
Giunge l’ora di tornare a casa. La metro sta per kiuedere.
Eriko e Anna vanno a sud , Hien ad Ovest e io ad Est.
Tornato ad Asakusa riesco a lavorare dato ke stranamente l’area comune è sgombra.
Per il giorno dopo ho appuntamento con hien per vedere la borsa di Tokyo.
Nanna alle 5:00.
Spero tanto di sentire la sveglia …
Zzzzzz.

Drin Drin … la sveglia suona e io la spengo.
E’ così ke manco alla grande l’appuntamento con Hien.
In realtà mi sveglio ke dovrei essere già da un’oretta alla Camerca di Commercio di Tokyo , il ke vuol dire non troppo tardi.
Faccio una mega corsa e raggiungo il luogo dell’appuntamento kiedendo indicazioni ad impettiti uomini di affari in giacca blu e colletto bianco.
Arrivato a destinazione kiamo per sapere a ke punto è con la visita.
La visita è quasi finita e io mi affaccio nella hall del Tokyo stock trade market.
Passo 5 minuti a kiedere scusa , in tipico fare giapponese , ma in fondo, a detta di Hien , non mi son perso proprio nulla.
Vedo le foto scattate ed effettivamente è una delusione.
C’è un grande anello, sorretto da un cilindro di cristalli, con scritte che ruotano. Sono le transazioni. Ma quello ke mi aspettavo di vedere , ossia un tappeto umano urlante e concitato, non c’è.
A quanto pare oramai avviene tutto telematicamente quindi di fatto la megasala è vuota.
Solo il grande anello e una tribuna per la stampa.
Desolante ed un po’ inquietante.
Hien mi racconta che è stato noisetto come giro. c’è stata la proiezione di un video abbastanza lungo fatto per altro da una sorta di pop-starlette locale (come se alla borsa di milano durante le visite proiettassero un video con Scanu che spiega il funzionamento della borsa …)
Poi un giro nella “stanza dei bottoni” ke però è davvero poca cosa.
Meglio così quindi, mi sarei di fisso addormentato visto le ore piccole.
Non distante dalla camera di commerci mio imbatto in un frammento di stile europeo conficatto in questo mondo a mandorla ed in cuor mio sorrido.

Per altro non distante era parcheggiata una macchina giapponese truccatissima simile ad una 4 ruote del film Tokyo drift, il che rendeva ancor più forte il contrascon con il vekkio furgoncino freak VW. Peccato che al momento dello scatto la tamarrata in questione fosse già ripartita.
Oramai è quasi mezzogiorno e visto che non ci sono programmi già definiti propongo di andare verso il parco di Ueno.
Hien non è proprio entusiasta poichè mi dice di esserci già stata e di essere stata un po’ “nauseata” dalla ressa di quel posto.
In fondo però grandi folle e ressa fanno parte del giappone così come pasta e spaghetti fanno parte dell’italia.
Neppure mezzora e siamo all’uscita della fermata che si affaccia proprio sul Ueno Park.
Una scalinata è il preludio a questo giro in uno dei parki più tipici di Tokyo , soprattutto per l’alta concentrazione di … ciliegi Wink

Bhe , qui se dico torino non devo neppure spiegare che è la città delle Olimpiadi del 2006 Wink
Decido di bermi un buon caffè (e poke palle, posso dire di aver bevuto qui il miglior caffè italiano di Tokyo) e offro pure a Hien un drink a mo’ di aperitivo.
Passa qualke minuto e vedo confabulare il barista con un tizio ke pare essere il titolare. … E lo é.
E’ un attimo e mi ritrovo a parlare con il signor Yamakawa, ossia l’executive producer del posto.
Mi omaggia manco fossi io Marchionne ed è gentilissimo nel raccontarmi orgoglioso di esser l’unico Fiat Café del mondo etc etc etc.
Dopo un po’ decido di andare via o potrei rimanere fino a notte fonda a parlare con Yamakawa-San.
Fortunatamente Hien è divertita quanto me e anzi , rimane colpitissima da come son stato accolto.
Bhe , arriva il momento di skiodare , saluto tutti e si riprende il tragitto verso il famoso cimitero di Aoyama, ke sembra sempre più vicino e allo stesso tempo sembra sempre più lontano…

Inizia la camminata in mezzo ad una folla allegra e caotica.
Il clima festoso è contagioso. Ressa o non ressa alla fine anche Hien si fa coinvolgere dal clima allegro.
Molti cartelli sparsi qui e la ricordano di non scuotere i rami per far cadere di proposito i preziosi petali rosati. Probabilmente sono più cose indirizzate ai turisti gijin (=stranieri) ke non agli stessi giapponesi , ke sanno benissimo che è una cosa proibita e si sa quanto siano osservanti delle regole riguardanti la tradizione nell’isola nipponica.

Nel parco c’è anche un giardino zoologico segnalato da un totem , ed un grande lago artificiale.
La zona però sembra meno “ciliegiosa” , quindi decidiamo di rimanere nella parte sud-est del parco.

Alzando la testa alle volte rimaniamo per minuti interi in silenzio semplicemente ad osservare i ciliegi , senza parlare.
Hien scatta un tot di foto , io il minimo indispensabile per portare a casa un attimo. Tutto il resto son sensazioni che si imprimono nella pellicola della memoria, e va bene così.

A tratti accarezziamo i rami, senza mai scuoterli.
Ad ogni folata di vento si leva un “Hoooooooooooooooooo” generale.
Come quando allo stadio un pallone sfiora la rete.
E’ un eco che non si genera da un punto preciso ma proviene da tutto il parco.
ci si ferma ad un banketto di cibo di strada per mangiare yakitori e berci una birra.
Purtroppo c’è da dire ke il prezzo di questi piccoli sfizi è decisamente alto , ma ci sono cose che in fondo non hanno un prezzo.
Come il potersi rilassare in un angolo di giappone , sotto un ciliegio in fiore , mentre il sole inizia a calare e la luce passa tra i rami in fiore e il vento fa cadere petali e levare sussurri.

Non guardiamo l’orologio fin quando non inizia a far fresco.
A qual punto torniamo lentamente sui nostri passi per andare fin verso shinjuku verso casa di Hien.
Si attraversa mezza città e sbukiamo ad ovest di shinjkuku , dalla solita parte di Uniqlo e del Cocoon palace.
Per caso ci si imbatte in un gruppo a metà tra il j-pop ed il j-rock e ci si ferma ad ascoltare una canzone.
Da una canzone si passa poi a due e poi a tre e poi a … quasi 40 minuti di ascolto … Smile

Capita spesso d’imbattersi in gruppi agli angoli delle strade dei quartieri più frequentati o all’uscita delle stazioni più importanti della metro , ma questi son davvero bravi.

La sera poi gancio con Wlad e Silvia , i ragazzi del Kawase capsule hotel.
L’appuntamento è nel nuovo albergo di Silvia , ke però non si fa trovare.
L’albergo sembra fighissimo , è dietro la stazione di shinjuku , in piena Zona A luci rosse Smile
Per trovarlo è un’avventura. Mi perdo più e più volte. Anzi, più ke perdermi semplicemente passo davanti all’hotel 3 o 4 volte …
L’insegna blu , piccola e messa in cima ad un grattacielo non facilitano la ricerca.. senza contare ke vengo importunato ripetutamente dai papponi/procacciatori di clienti della miriade di localetti con donnine che brulicano ad ogni angolo.
Finalmente trovo l’agognato palazzo. Ovviamente sono in ritardo , ma niente paura … Wlad arriva dopo di me.
Silvia invece sempre proprio non arrivare …
Nell’attesa attacchiamo bottone con una ragazza dell’albergo che ha vissuto in italia.
Parla un italiano invidiabile , e con un leggero accento toscano , retaggio del suo anno senese.
Dopo una quarantina di minuti desistiamo. Silvia si sarà persa , sarà in giro con l’amica italiana arrivata in giornata da Kyoto o sarà stata rapita e venduta in qualke angolo vicino all’hotel. Tutto è possibile a Shinjuku Smile
Accompagno Wlad ad Akihabara, ci si fa un giro tra manga , hentai e qualke cos-player un po’ in ritardo.
Alla fine ci si saluta. Wlad in fondo è di Parigi … quindi immagino ci rivedrà da qualke parte nella ville lumiere. viaggiare è bello per questo.
Corro rapido ad Asakusa , passo dal Kawase a recuperare lo zaino e a scaricarmi sul telefonino la mappa della zona per trovare la mia prossima meta , nonkè giaciglio per la notte : l’Asakusa Smile!!!
Purtroppo di notte anke l’Asakusa Smile sembra introvabile. Fortunatamente riesco ad arrivarci poco prima ke kiuda la reception.
Bhe, il posto è carino , c’è un’ampia foresteria , baruzzo , crogiuoli di persone multicolori ke bevono e kiakkierano in diverse lingue.
Pare di essere in una Babilonia in miniatura.

Peccato ke il lavoro incomba su di me.
Mi appisolo qualche ora e poi vergo finalmente alla volta di Shizuoka.
Le solite 3 ore per fare 140 km, manco fossimo in Croazia nel ’99.
Ma è questo il fio ke si paga per aver poki solid e dover prendere i mezzi più risparmiosi.
A Shizuoka di fatto tratta si di una rimpatriata con il mio buon vekkio amico Mochan.
Il tempo di passare una giornata con lui e i suoi numerosi guest. Serata fiesta ed il mattino a seguire di ritorno a Tokyo by bus.

Dopo un piknik, in tipico stile hanami, in un giardino nel bel mezzo della capitale me ne vado a zonzo in attesa di sapere ke ne sarà di me per la notte. Difatti sono rimasto senza ostello e non ho fatto couchrequest. Ma vabé , Tokyo è piena di posti per appoggiare la testa per un po’ di ore, magari leggendo manga , vedendo anime , mangiando hamburghers o sdraiati su un divanetto di un karaoke (la peggior cosa se devo essere sincero).
Mi sento con Hien e ci si organizza per Karaoke , birra & disco in compagnia di amici suoi in arrivo da UK & Svezia
Purtroppo non tutte le ciambelle riescono con il buco.
Il karaoke (a Shinjuku) dura poco causa mancanza di voglia, la bevuta alcolica (a Ropponghi) viene disturbata da alcuni francesi ke molestano Hien + amica ed alla fine , dulcis in fundo , dopo la serata disco , verso le 5:00 Hien inizia a sboccare ke metà basta. Mannaggia gli asiatici e la loro proverbiale mancanza di enzimi per metabolizzare l’alcool Wink
Mi ritrovo nella scomoda situazione di dover riaccompagnare Hien a casa , ovviamente in taxi , ovviamente a mie spese , ovviamente dall’altra parte della città…
Amen. Mi abbiocco da lei e mi risveglio ke è l’una di pomeriggio e ho delle pietre nella testa.
Vabè, saluto Hien ke si è ripresa prodigiosamente in fretta , ci si scambia foto e film in giapu e poi torno lentamente verso l’asakusa smile, ossia il tetto abbandonato due giorni prima.
Dato ke ho un sacco di tempo decido di raggiungere il centro di Shinjuku a piedi.

Bello perdersi mille volte nel dedalo si stradine che si ditricano tra le casette all’ombra delle torri di Shunjuku.

Tornando verso il centro noto ke in molti parkeggi grandi ci sono i bokkettoni per ricaricare le batterie delle makkine.
Batterie nel senso ke le makkine sono elettrike.
Qui il gas non ha attekkito molto.
Per un motivo o per un altro hanno investito e sviluppato abbastanza su mezzi elettrici.

Mentre cerco una stazione della metro noto che per strada stanno girando un film o qualcosa di simile.
In uno slancio di medio-italianità cerco di intrufolarmi per fare la mia comparsata o dire “ciao mamma”.
Fortunatamente vengo cacciato da alcuni addetti ai lavori , evotandomi così la magra figura a livello mondiale Very Happy

Finalmente raggiungo nuovamente l’Asakusa Smile , mi sento con un’amica (Hitomi) e si decide di partire con una missione: andare a prendere dei pantaloni da muratore giappo per me e i miei amici.
Appuntamento in centro e poi si arriva fin quasi alla linea verde della Toei.
Arriviamo ke è già quasi buio.
Se non fosse per il super cell di Hitomi direi ke ci sarebbero non poki problemi a raggiungere il negozio.
Anche se ci si trova in un angolo abbastanza sperduto della periferia di Tokyo , le piccole cose che fanno sentire la profonda differenza tra l’Italia ed il Giappone sbucano quando meno me lo aspetto.

Il maggiolino hanami è una di queste cose.
Per altro non distante dalla rosa VolksWagen c’è una concessionaria Fiat Group.
Incredibbole.

Non faccio in tempo a stupirmi per la casalinga apparizione che finalmente trovo il negozietto di cui si sta andando in cerca.
Fico , ha tutto tranne quello che cercavo.
Amen , oramai è tardi per andarne a cercare un altro.
Quindi me ne torno mesto verso il centro , con Hitomi che sembra più avvilita di me. Molto giapponese questo modo di fare.
He vabè.

Tornato in centro decido di andarmene da solo verso una zona che mi ha consigliato Wlad.
Purtroppo il tempo è quello che è , sia in termini di quantità , che qualità che orario.
Troppo tardi , troppo feddo , troppo poco.
Ma in fondo ogni angolo ha un suo perchè.
In questa zona cerco qualcosa da mettere sotto i dento in un supermarket e una signora mentre mi vede curiosare tra i banki-frigo inizia a parlarmi.
Carinaaa. Vabè , ok , non si capisce praticamente nulla , ma in fondo i bei ricordi son fatti anche di queste piccole cose.

Il lavoro mi kiama dall’italia e io rispondo.
Si torna in ostello con i pidi bagnati e in mezzo agli ultimi ciliegi in fiore.

Faccio le 6:00 ed il giorno seguente mi sveglio in tempo per farmi un giro shopping per “amici & parenti”.
Trovo anche un paio di orette per passare a Shimokitaza , il quartiere dei giovani artisti.

La sera passo per la prefettura di Chiba per salutare un’amica conosciuta a capodanno.
Ultima sera.
Rincaso presto e mi fermo a parlare con uno dei ragazzi che lavora all’Asakusa Smile.
Si tira tardi a suon di birre e manco me ne accorgo ke è mattina.
Il tempo dei saluti ed eccomi che … sono in ritardo.
Quando mai.
In fondo non mi diapicerebbe fermarmi ancora un po’ Smile

Nonostante i pensieri, l’alcool ancora in circolo e i ritardi, finisco per prendere il treno quasi al volo e quasi al volo dirigermi verso il mio “volo”.

Ultimo in viaggio in stile sardina (monito a ki vuole farsi i viaggi solo sui treni locali Wink ) ed ultimo passaggio davanti al paese che porta il nome del fior di stagione.

In aeroporto mentre aspetto di fare il check in mi imbatto in uno strano personaggio dal volto conosciuto…
Mi pare … si è lui : LAPO ELKAN
Dopo un primo momento di paura Very Happy (arrivava alle mie spalle) ci mettiamo a parlokkiare. normale di rei , siamo paesani , torinesi entrambi
Lui a dire il vero sta messo peggio di me.
Reduce da una 3 giorni a base di … lo sa solo lui.
Io posso solo immaginare e sorridere.
Pare un bravo ragazzone. Alticcio quanto basta per soprassedere al fatto ke come prima cosa gli puntuallizo di essere un tifoso del Toro.

Non resisto alla tentazione e ci si scatta una foto assieme. Magari un giorno potrei ricattarlo Very Happy
Skerzi a parte, ci si saluta e ci si imbarca , lui nella sua suite volante , io nel bagagliaio , se così si può dire.
Dormo e mi vedo un paio di film.
Nella mente ancora i lampi delle notti di Edo (che non è il nome di una persona !) , addosso ancora il profumo dell’hanami.

A presto mia adorata isola del sol levante, tanto lo so , oramai ogni saluto rivolto ad oriente e solo un arrivederci Wink

MJ

Fine di quest’altra avventura nipponica.

… la Terza votla ti fa pensare.

E cosi’ e’ stato.

Stacco di lavorare venerdi sera e osservo i ciliegi in fiore a Torino.

Come saranno in Giappone?

Piu’ grandi? Piu’ bianki? Piu’ rosa?

Ho ancora tempo di passare una giornata in quel di Torino e poi via.

Wally (il compagno del viaggio cubano) & consorte mi accompagnano in aeroporto.

Ho passato la notte senza dormire.
Tante cose a cui pensare, forse troppe… tanto ke alla fine anziké
farmi venire a prendere da Wally a casa alle 8 e mezza sono io ke vado
da lui verso le 7.

Saluti e abbracci. Mi addormento subito dopo il decollo e mi risveglio a Fiumicino.

Il tempo di aspettare l’aereo successivo ed eccomi sul mio boeing in direzione Narita.

Si , un po’ mi manca l’atmosfera del DeGaulle , ma in fondo ogni
tanto fa bene cambiare (sperando ke mi contino le miglia per il
programma Flyblue…)

Scopro di non avere vicini di posto. In pratica ho 3 sedili tutti per me. Quasi come in business class!

Attorno a me sfortunatamente non ci sono giapu , ma solo vekki israeliani.

Amen , anzi , amin.

Proprio prima di cadere in un sonno profondo fa capolino una
hostess stupenda e giapponese , kiedendomi se durante il viaggio potra’
usufruire di uno dei 3 sedili.

Ke lo kiede a fare? Smile
Parlottiamo un po’ , ma poi o per il lavoro , o per il mio troppo
parlare , lei se ne va , e io sprofondo nei miei due sedili liberi.

Mi sveglio a piu’ riprese nel viaggio , prim mentre sorvolo la
scandinavia , poi dalle parti degli Urali e poi sulla Siberia nei
pressi del Kamchakta (quello di Risiko !!!).

Vicino a me niente hostess , ma dei giapponesi ke a turno
approfittano del sedile vuoto , non so bene perke’ visto ke un sedile
ce l-avrebbero di gia’…

La pappa Alitalia per altro e’ meglio di quella Airfrance! non
l’avrei mai detto , con tutto ke Airfrance presenta il tutto molto
meglio , ma la sostanza …

Finalmente sbarco a Narita.

Sono stanco morto nonostante la dormita spezzettata.

Il tempo e’ brutto , 8 gradi.

Una cosa buffa e’ ke al controllo passaporti la makkinetta ke riconosce le impronte digitali … non riesce a capire le mie.

Una , due volte … Nulla da fare.

Alla fine mi viene kiesto di mostrare i polpastrelli.

Mi guardano tra il curioso e il sospettoso.

Prima ke mi venga fatta anke solo mezza domanda dico : Sorry , I’m a rock climber.

Sorriso a tutto tondo , e via.

Appena arrivato nella hall di Nartia mi fiondo verso la biglietteria JR.

Kiedo un biglietto per Tokyo.

3680 Yen. Cosa?

Non ci siamo capiti … vorrei un trenino locale , uno di quelli ke ferma in tutte le fermate.

Mi fanno notare che e’ molto lento.

Faccio loro notare che non ho alcuna fretta.

1280 Yen sono accettabili (oddio , per pigrizia non prendo il
biglietto da 2000 , con cambio a Funabashi . anke perke’ effettivamente
prima viaggerei con la Keisei , poi con JR, e riskierei di non beccare
la coincidenza).

La strada la conosco.

E per strada riecco una vekkia conoscenza : Sakura !

Sorrido pensado ke ci si sia un posto kiamato col nome dei ciliegi ke per altro avevo già notato un annetto prima.

Scendo prima di Tokyo Station. Ueno e’ piu’ vicina al mio ostello. Anzi , capsule hotel.

Come capita quasi sempre il primo giorno me lo brucio cosi’.

Non e’ jat lag , ma semplice sonno accumulato negli ultimi mesi e
nell’ultima notte … ke viene finalmente appagato nel primo giorno di
stacco dalla vita di tutti i giorni.

In fondo anke senza andare tanto lontano basta un giro ad Asakusa
per sprofondare in questo sogno kiamato Giappone fatto di grattacieli ,
manga , ciliegi , templi e microchip Smile.

Un po ‘di ore a zonzo poi cala il buio.

Mi metto a dormire. Da domani inizia il Giappone. Ancora una volta.

Giorno seguente.

Tokyo mi aspetta.

Chiamo Hien , sorella di Julie. Ki è Julie? Un’amica conosciuta a Cuba in estate. Origini vietnamite, ma di fatto francese.

Ci accordiamo per incontrarci dalle parti di Shinjuku.

Ke fare? Bho , salire su una torre e poi un’altra , e poi un’altra ancora Smile
Appuntamento verso le 5 pm davanti al Keyio Plaza Hotel.

Avendo a disposizione un po’ di ore prima dell’appuntamento decido di fare un giro nei pressi del Sumidagawa.

C’è da dire ke questa volta il mio viaggio è davvero all’insegna del
dolce fa niente , ecceto vedere e vivere una volta ancora , un po’
meglio , sempre più da vicino , questo incredibile paese.

In raltà la meta la scelgo a caso , nel senso che attraversando il
ponte che collega le due rive vedo che tutto attorno al fiume è pieno
di ciliegi. Trattasi infatti di uno dei posti più tipici, a Tokyo, per
poter ammirare la fioritura dei ciliegi.

Attorno a questa "promenade" ci sono svariati punti in cui il
cemento della città lascia spazio al verde , anzi , in questo caso al
bianco e rosa.

Anche se siamo in Giappone e non in cina, le biciclette la fanno da padrone.

Vabè , c’è da dire che come già notato in passato, a differenza
dell’Italia, nell’isola nipponica si possono tenere le bici in strada
con lucchetti che sono più simbolici che altro, però sono fornitissimi
anche di parcheggi ah hoc per le biciclette , soprattutto vicino alle
stazione , ai pacheggi e ai parchi cittadini.

I parchi , anche quelli piccoli , sono tenuti tutti particolarmente bene.

I laghetti sono tanto immancabili quando tipici e belli.

Per terra c’è ovunque una deistesa di petali bianchi e da lontano ,
gli alberi fioriti e il terreno disseminato di petali da quasi
l’impressione che sia appena nevicato.

Proseguo perdendomi tra il luccikio del Sumidagava , le risate
assiepate nei giardini e i petali che ad ogni soffio di vento cadono
alla valocità di 5 cm al secondo (e ki ama gli anime sa a cosa mi sto
riferendo..).

Nei parchi spesso mi imbatto nei tempietti dai torì rossi che adoro.

Decido di riattraversare il fiume e nel bel mezzo del punte mi
accorgo di un piccolo omaggio appunto per i fiori di Sakura. Forse di
questa cosa normalmente non me ne sarei accorto , ma essendo nel bel
mezzo dell’Hanami ed è come se tutta l’isola mormorasse "sakura".

Dall’altra sponda del Sumida Gawa c’è un sacco di gente che si gode
la giornata di sole e ke passeggia lentamente. Non sembra neppure di
essere a Tokyo.




Sotto le chiome imbiancate , che pare essere la scenografia di un film
, decine di persone camminano , parlano , sorridono , e ad ogni soffio
di vento tutti vociano e levano lo sguardo al cielo per osservare
estasiati i petali come se ogni volta fosse la prima volta.

Basta poco per farsi coinvolgere ed entrare in sintonia con l’atmosfera circostante.

Il tempo scorre lento e voloce , come l’acqua del grande Sumida Gawa.

Si comprende come mai i giardini zen , l’ikebana , etc siano tutte
cose nate in Giappone , e al di fuori del Giappone possano perdere
parte della loro ragion d’essere.

Ai "fornelli" di alcuni banchetti di vivande ci sono personaggi sbucati da Ranma 1/2 , Sampei , Maison Ikkoku etc.

Proseguendo la mia passeggiata mi imbatto in un piccolo concerto di strada.

I protagonisti sono incredibili. E non sono solo i musicisti, ma il pubblico stesso.

Si susseguono canzone tradizionali , una dopo l’altra , e mentre il
cantante è assortissimo nei suoi bassi , tutti i presenti mormorano ,
bisbigliano, cantano le stesse parole.

Rimango ad ascoltare cercando di cogliere qualche parola e cantando dentro di me , a bocca chiusa.

Alla fine giunge il momento di andare all’appuntamento a Shinjuku..

Calcolo bene i tempi , ma non calcolo bene il fatto che incontrarsi a Shinjuku non è proprio la cosa più semplice del mondo.

Al telefono mi sono accordato per un gancio davanti al Keyio Plaza Hotel.

Il fatto è ke usciti da Shinjuku c’è un mega edicifio della Keyio.

Aspetto quasi 20 minuti , poi decido di kiamare.

E infatti a quanto pare non è li l’omonimo Plaza Hotel.

Amen, ci si da appuntamento all’entrata delle torri del palazzo governativo dell’aera di Tokyo.

Entrambi ci siamo già stati , ma vuoi non farci un altro salto? Smile

Hien, (in realtà i primi due nomi sono Anne Marie).

Si parla di tutto un po’ , di Julie , sorella di Hien , dell’Italia
che Hien conosce perfettamente avendo avuto un paio di ragazzi italiani
, della Francia , dell’Inghilterra e ovviamente del Giappone.

Da lassù aspettiamo che il sole cali sulla città avvolta in una strana foschia.

Diciamo che Hien é una persona davvero particolare. Certo , ognuno
lo è a modo suo , ma lei , i suoi viaggi , il suo sorriso , il suo
italiano quasi perfetto , la sua vita piena di mille cose e ora sospesa
a tokyo in quello ke per lei è un periodo sabbatico..

Sceso il sole scendiamo anke noi, ma non prima di aver dato uno
sguardo all’oceano di luci che nel frattempo si è acceso sotto di noi.

Da una torre passiamo ad un’altra.

Hien non si fa problemi , è curiosissima e spigliata, con la faccia
tosta e il sorriso pronto per chiedere scusa se mai dovessimo essere
fermati da qualcuno in questo nostro giro delle torri.

La cosa singolare è che di fatto , eccetto nello stabile del
governo metropolitano di tokyo , non ci sono praticamente controlli per
salire in cima ai grattacieli di Tokyo.

Risulta quindi uno sfizio il voler salire a tutti i corsi sulla Tokyo Tower , che costa e neppure poco.

Se si vuole semplicemente vedere tokyo dall’alto non c’è altro che l’imbarazzo della scelta.

Finiamo in cima ad una torre dove … c’è uno studio di design.

Ci accorgiamo tardi che … tutti non portano le scarpe. Bhe , c’era da immaginarselo Smile
Poco male , tanto io son sempre senza scarpe a causa delle mie shoes-pics Wink

Scattimo foto come se fossimo noi stessi dei giapponesi in viaggio , e non viaggiatori in Giappone.

alla fine decidiamo di scendere , attratti da un anello viola di
luci e cristalli , che dall’alto sembra essere una cupola di vetro.

In realtà si tratta di tutt’altro, ma ke importa. La mia teoria è
sempre la medesima : non importa cosa vedrò e cosa farò , l’importante
è che sia una novità.

Arriva il momento di cambiare posto. Le torri piano piano chiudono i battenti e iniziamo a sentire non poca fame… Razz

Hien è a Tokyo da un mese oramai e abita pressokè in zona , quindi
conosce abbastanza bene i meandri dell’altra tokyo , quella dai palazzi
di un piano , delle stradine invase dal fumo e dal vapore delle piccole
cucine e in cui si passano a malapena due persone.

Insomma , la Tokyo più tradizionale e che spesso non si svela
subito agli occhi dei forestieri , ma che è più viva che mai ed è una
parte importantissima dell’anima culturale di questo posto.

Per trovare questi posti bisogna avere un po’ di curiosità e soprattutto abbandonare spesso le strade centrali.

Di fatto sono piccoli quartieri-nei-quartieri. Da fuori spesso non
si notano neppure le entrate in questi angoli di città che assomigliano
un po’ ad una location del film Nirvana.

Piccoli vicoli con piccole luci con piccoli ristorantini.

A destra ed a sinistra si sente il profumo prima dei nikuman al vapore , poi di svariati tipi di yakitori alla griglia.

I locali in queste stradine minuscole spesso possono ospitare sulle sei persone , non di più.

A seconda del tipo di localetto o si mangia e ci si alza subito per
far posto al prossimo oppure ci si può rimanere a bere tutta la serata.
Dipende molto.

Si incontrano uomini di affari alticci , gruppi di impiegati ,
muratori , etc etc e se la via è particolarmente piccola , quasi
nessuno straniero.

Non è difficile che in posti del genere scatti la chiacchierata con il giapponese curioso.

Spesso l’alcool aiuta a vincere la proverbiale timidezza e riservatezza del popolo nipponico.

Dopo una cenetta fugace torno al mio capsule-hostel che è dalla parte opposta di tokyo , o quasi.

Con Hien rimaniamo che ci si sentirà per i giorni a venire dopodichè ognuno imbocca la via della propria metro.

Tornato al "campo base" attacco il PC e comincio a lavorikkiare senza troppa convinzione.

Il fuso mi favorisce , poichè lavorando di notte di fatto in Italia
è ancora pomeriggio e io ho dato la mia disponibilità per 4 ore di
lavoro al giorno.

Purtroppo non è proprio semplicissimo concentrarsi. Al mio fianco,
nell’area comune dell’ostello, c’è un tizio che fa una kiamata dopo
l’altra via skype. Parla un francese con smaccato accento non-francese.
Dopo una mezzora , finite le sue pubbliche relazioni il tizio attacca
bottone con me.

Non mi sbagliavo sull’accento : è canadese. Smile
Anke lui è li in viaggio e anke lui sta lavorando da remoto.
Rifletto sul fatto che internet è e rimane una delle più grandi
rivoluzioni della storia , sicuramente della mia storia lavorativa Very Happy
Finalmente il canadese si congeda e va a nanna, io invece mi riattacco al PC.

Ma purtroppo è destino che le ore di lavoro vengano nettamente diluite.

Difatti nella living room giungono svariati ragazzi. sono un gruppo misto.

Tutti parlano inglese e tutti con una parlata differente.

Difatti ci sono un paio di svedesi ubriaki, un francese , due australiani, un norvegese ed una ragazza di Roma.

Scatta la kiakkierata.

Gli svedesi non ce la fanno più tanto (uno dei due si appisola/collassa
sul pavimento) , ma il resto della truppa è decisamente allegro.

L’australiano sembra un po’ un dandy britannico, il norvegese è
stupito dal fatto ke sia stato 4 volte in quel della Norvegia ,
l’italiana è una tipa con i contro***** che giustamente sta viaggiando
da sola e il francese è un tipo assurdo che … oddio … siiii l’ho
già incontrato a Parigi !!!

Ma quanto è piccolo il mondo ?

Ebbene si.

Il francese lavora all’ostello St. Christopher di Parigi , dove son stato qualke mese prima.

Incredibile Very Happy .

Bhe , diciamo che è un personaggio particolare. Tatuaggi
dappertutto , grande conoscenza dei gruppi metal di mezzo mondo e come
progetto per i giorni a seguire ha : tatuarsi un Totoro gigante.

Ecco , si , sono questi i personaggi che uno vorrebbe incontrare in viaggio!

Oramai è notte fonda. Si beve (W la Asahi special edition !), si
discute , si mangiukkiano snack giapponesi di cui si ignorano gli
ingredienti , mele transgenike giganti e alla fine uno dopo l’altro
tutti quanti vanno a dormire.

Tutti tranne uno : io me.

E difatti mi tocca fare le 5:30 per terminare il lavoro.

Vabè , lo sapevo che non sarebbe stato facile … ma per poter
passarein giappone i giorni dell’Hanami , questo ed altro … Zzzzzzzzz
Wink

https://i2.wp.com/www.lastampa.it/multimedia/torino/27030_album/fotonasa01gg.jpg

Dopo lo smacco elettorale monta rabbia e consapevolezza che non è stata una disfatta , ma 9000 voti di differenza. quanto un paesino del monferrato o quanto un borgo di Torino.
E da questa consapevolezza , unita al fatto che vedere 4 gatti festeggiare nel centro di Augusta Taurinorum fa girare non poco gli zebedei, che nasce un’iniziativa : il NO LEGA DAY.

https://i1.wp.com/profile.ak.fbcdn.net/object2/1007/97/n106542639378866_8270.jpg

Location:TORINO-IL LUOGO LO SCEGLIEREMO TUTTI INSIEME!
Time:4:00PM Saturday, April 24th
E fanculo a Cota , la s/lega e il nano.

Vabè , dalla politica agli appuntamenti (sul lungo termine)

Wow !!! Ebbene si , anke se tra tantissimo … arriva Bharati in Italia !!! (a Milano) .

https://i0.wp.com/www.new-paris-ile-de-france.co.uk/fichiers/fckeditor/Image/1079/en/standard/bharati-presentation.jpg

L’anno passato sono volato in Francia pur di vedermi questo incredibile spettacolo.
E una cosa è certa : quest’anno non mi perderò per nulla a mondo una delle date italiane che ci saranno alla fine del mese di Ottobre.


Se Atos fosse il nano, Portos fosse il senaur e Aramis fosse …(oddio lo sto per dire …) Cota , bhe … D’artagnan ki sarebbe?
Ma è semplice! Beppe Grillo!
Aveva fatto il possibile per guadagnarsi la mia antipatia tempo fa, ma oggi , oggi è stato il suo capolavoro.
4 % in Piemonte.
Ve lo vedete un grillino ke vota il nano?
No..
Appunto.
Mi viene in mente la storiella in cui il marito tradito, per far uno sgarbo alla moglie si taglia le palle…
Complimenti a voi, dunque. Tafazzisti grillisti vaffanculisti.
Sicuramente qualcuno esulterà.
Scommetto però ke sarà il vostro vicino di casa…

Vivere a Torino è davvero brutto in certe occasioni. Quando tutti i tuoi colleghi votano a sinistra, quando tutti i tuoi amici votano a sinistra , quando la città vota a sinistra , quando anke la provincia vota a sinistra … e poi ti senti dire ke ha vinto Cota …

Vabè … tornando ad annaffiare l’orticello torinese , ecco qui cosa propone la settimana.

documè
casa del documentario e cineteatro baretti

settimana 29 marzo – 1 aprile

MIGRAZIONI

Alimentation Générale di Chantal Briet
Io Sono Invisibile di Tonino Curagi e Anna Gorio
Assalto al Sogno di Uli Stelzner
Tra Genova e Fez. Una Famiglia in Viaggio di Vincenzo Mancuso
Merica di Federico Ferrone, Michele Manzolini e Francesco Ragazzi

Inoltre per la rassegna Flores – donne e minori dal mondo
segnaliamo la proiezione di
La persona De Leo N. di Alberto Vendemmiati

orari e trame film:

MIGRAZIONI

Cineteatro Baretti
via baretti 4 – torino
29 marzo ore 21.30 ingresso 3 euro
Alimentation Générale
+ clip epilogo
di Chantal Briet (FRA 2005 – 84′)
Questo documentario riprende la
vita di tutti i giorni di un piccolo
minimarket in un quartiere della
periferia francese e racconta di Alì,
commerciante carismatico, capace
di trasformare un semplice posto in
un luogo dove le persone possono ritrovarsi,
ridere e sentirsi rispettate.
Con un inaspettato, tragico epilogo.

Casa del documentario
via sant’anselmo 25 – torino
ingresso gratuito

30 marzo ore 18.00
Io Sono Invisibile
di Tonino Curagi e Anna Gorio (ITA 2000 – 58′)
Scorci delle vite di alcuni immigrati stranieri in Italia: chi sopravvive
tra grandi difficoltà quotidiane e chi, come Mustapha, ha trovato con
difficoltà la propria strada. I sogni migranti si scontrano con un Occidente
cieco e ostile.

30 marzo ore 20.00
Assalto al Sogno
di Uli Stelzner (GTM/DEU 2006 – 84′)
Equipaggiato con una piccola handycam, il regista racconta tutta la
crudezza del viaggio della speranza dai paesi del Centro America agli
USA, seguendo gli assalti dei migranti ai treni merci che si dirigono
verso nord. Un film in movimento, con tutto il carico di speranza e
disperazione di cui è intriso il Sogno Americano.

31 marzo ore 18.00
Tra Genova e Fez. Una
Famiglia in Viaggio

di Vincenzo Mancuso (ITA 2002 – 49′)
La storia di una famiglia marocchina
che da trent’anni vive tra i vicoli
di Genova e la città di Fez. Nel
1972, il calzolaio marocchino Aziz
arriva da Roma a Genova in taxi.
É l’inizio di un’epopea che coinvolgerà
tutta la sua famiglia. A fine
anni ’90, Aziz è tornato a vivere
in Marocco, non senza difficoltà e
nostalgia dell’Italia.

1 aprile ore 18.00
Merica
di Federico Ferrone, Michele Manzolini e
Francesco Ragazzi (ITA/BRA 2007 – 65′)
Merica traccia un parallelo tra
la grande emigrazione italiana in
Sud America tra ‘800 e ‘900 e
l’immigrazione che riguarda l’Italia
odierna. Il film racconta le storie
di brasiliani di origine italiana che
si trasferiscono in Veneto i quali,
nonostante un passaporto italiano,
sono vittime di xenofobia e difficoltà
burocratiche.

***

31 marzo
Rassegna Flores, donne e minori dal mondo
cineteatro baretti ore 21,15
La persona De Leo N. di Alberto Vendemmiati (2005, 87 min)
interviene alla serata Nicole De Leo
Il film racconta i quattro anni intensamente vissuti
da Nicole De Leo per arrivare, secondo le procedure previste dalla legge,
al tanto atteso intervento chirurgico di rettificazione degli
attributi sessuali e dell’identità sessuale anagrafica.
Una storia personale, il racconto emotivo di un percorso lungo e doloroso.

Associazione Documè
via sant’anselmo 25 torino
http://www.docume.org
011 6694833

E così sia.
Bhe , concludo con una canzone ke oggi casca a puntino.
Seila , canzone dolce e triste di alcuni anni fa, dei mitici Ratti delle Sabina.

http://stuff.debaser.it/resize.aspx?path=/files/2010%2F30272.jpg&width=250

X la canzone cliccare qui .

Seila dorme in fondo alla via

in un buco di calce e sudore

qualche stella le fa compagnia

e un cuscino di legno la tiene

e un cuscino di legno la tiene.



I suoi capelli, fili di rame

e le mani, piccole e scure

ma abbastanza grandi per raccoglier le pietre

e portarle alla fine del fiume

e portarle dove finisce il fiume.



Seila ha solo sei primavere

e un sorriso bruciato dal sole

nei suoi occhi nuvole chiare

che se ride le puoi anche toccare

che se solo ride..



Seila ora ha ali d’uccello

e un vento leggero che la porta via

oltre la notte e oltre la scia

di quelle stelle che corrono in cielo



Seila ora è un raggio di sole

che splende sul tempo e sulle stagioni

è acqua di fiume che scorre lontano

fino a perdersi piano nel mare.




S-"Manu , tranqui , puoi stare da me"
M-"Davvero?!"
S-"Si , davvero , no problema"
M-"Grazie!!!"
S-"Però dividiamo le spese"
M-"Ok!"
S-"Facciamo 10 € al giorno".
Interruzione dalla regia. 10 €? Sarebbe a dire che se S mi ospitasse per 30 gg dovrei pagare 300 €? Ma io di affitto nella casa nuova ne pago 185!
10 €… Con 12 sto in ostello …
10 € al giorno di spese… ma allora vuol dire ke in totale sarebbero 20 € in due … ossia … 600€ al mese , 1200 € solo di spese al bimestre (ossia allo scadere delle bollette).
Bhe , ogni tanto mi sbaglio sulle persone , ma il problema non sono le persone , bensì i miei sbagli
Poi penso: essendo miei sbagli sono sempre in tempo per porvi rimedio.
E rimedio sia. Si dice "ics" , si scrive X e volendo di può anke dire "croce".
Già , una bella X sopra la S.

Vabè … nuova casa , nuovi conqui , nuova vita , vekki casini. Ho perso le kiavi , la makkina è abbandonata con la spesa dentro davanti a lavoro, sto per partire per il Giappone e non so se è la cosa giusta questa volta …
Ho deciso di abbandonare il Bside di V. Gravina. Ce la farò?
Io dico di no.

Vabè …

documè
casa del documentario e cineteatro baretti
programmazione dal 15 al 18 marzo

Un piccolo spettacolo di Pier Paolo Giarolo e Alice Rohrwacher
MEMORIA
Comunisti
di Davide Ferrario
Ma l’amor mio non muore di Claudio Di Mambro, Luca Mandrile, Umberto Migliaccio
The last zapatistas di Francisco Tabone
Io. Storia di 20 persone di Fabiana Antonioli

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15 marzo 2010 ore 21,30
documè cineteatro baretti
ingresso 3 euro
 
Un piccolo spettacolo 
di Pierpaolo Giarolo e Alice Rohrwacher 
 
 

Quando
si arriva al circo, quello che colpisce sono i colori, lo spettacolo
che fa ridere, i tanti bambini biondi e i cavalli che salgono la strada
per il paese. Molte persone scendono qui, salutano e sorridono,
scrivono articoli romantici per i giornali e se ne vanno. Ma con il
circo bisogna restare, bisogna scivolare dietro il sipario, bisogna
restare finito lo spettacolo e smontare le gradinate con loro. E allora
di notte, quando c’è il tempo per ascoltare e per raccontare, t’accorgi
che sono loro ad appiccicare le stelle nel cielo. Restando si capisce,
insomma, la fatica della bellezza; ci si rende conto che lo spettacolo,
le lucine e i costumi sono la scorza di una scelta che prende la vita
intera. Ti accorgi che nel loro sguardo c’è quella forza che ha per
ritmo l’andare, l’attraversare paesaggi pieni di vite diverse, senza
fermarsi. Perché sarebbe assurdo chiedere di restare a chi abita una
casa con le ruote. 
Italia – 2005 – 65′ – produzione Outroad

************************************

CASA DEL DOCUMENTARIO
via sant’anselmo 25 torino
INGRESSO GRATUITO
 
Memorie..

16 marzo ore 18.00
Comunisti
di Davide Ferrario (ITA 1998 – 68′)
Una sconvolgente ricostruzione di un processo durato anni che nel
1946 portò alla condanna di un sindaco comunista per l’omicidio del
parroco del paese, tra condanne, revisioni mancate e polemiche. Il lavoro
di intervista ai protagonisti e di ricostruzione che ne fanno i registi
non fa sconti alle ipocrisie del PCI.

16 marzo ore 20.00
Ma l’amor mio non muore
di Claudio Di Mambro, Luca Mandrile e Umberto Migliaccio (ITA 2007 – 62′)
I partigiani e le partigiane del Cuneese raccontano la loro esperienza
di ribellione e di lotta. Ma chi sono e come vivono oggi i protagonisti
di allora, come leggono gli avvenimenti di quegli anni anche alla
luce dei continui tentativi revisionistici e di fronte al crescente rischio
dell’oblio?

17 marzo ore 18.00
The Last Zapatistas
di Francesco Taboada Tabone (MEX 2000 – 85′)
Toccante testimonianza degli uomini
che combatterono al fianco del
Generale Emiliano Zapata durante
la rivoluzione messicana del 1910.
Grazie ad un ritmo narrativo vivace
ed una suggestiva fotografia i sopravvissuti
svelano una realtà che
non può essere trovata in alcun
libro.

18 marzo ore 18.00
Io. Storia di 20 Persone
di Fabiana Antonioli (ITA 2002 – 70′)
Venti anziani raccontano la loro
esperienza nei campi di sterminio
nazisti: una ragazza, un militare,
uno studente, un imboscato, una
staffetta, un contadino. Nessuno
di loro è finito nei campi per razza
o religione. La storia della loro Italia
è diversa da quella che conosciamo
noi.

Associazione Documè
via sant’anselmo 25 torino
www.docume.org
011 6694833

E per questa sera è tutto.
Un saluto a tutti e buon ascolto : i Train in Hey , soul sister.

https://i1.wp.com/1.bp.blogspot.com/_VNIA2zRrqBU/SzMRpSrG5zI/AAAAAAAABho/9jdwhOhS59E/s400/Hey,+Soul+Sister+Mp3+Download+Train+-+igetmp3.net.jpg
X IL VIDEO CLICCARE QUI .

Hey, hey, hey


Your lipstick stains on the front lobe of my left side brains


I knew I wouldn’t forget you, and so I went and let you blow my mind


Your sweet moonbeam, the smell of you in every single dream I dream


I knew when we collided, you’re the one I have decided who’s one of my kind



Hey soul sister, ain’t the Mr. Mister on the radio, stereo, the way you move ain’t fair, you know!


Hey soul sister, I don’t want to miss a single thing you do…tonight


Hey, hey,hey



Just in time, I’m so glad you have a one-track mind like me


You gave my life direction, a game show love connection we can’t deny


I’m so obsessed, my heart is bound to beat right out my untrimmed chest


I believe in you, like a virgin, you’re Madonna, and I’m always gonna wanna blow your mind



Hey soul sister, ain’t that Mr. Mister on the radio, stereo, the way you move ain’t fair, you know!


Hey soul sister, I don’t want to miss a single thing you do…tonight



The way you can’t cut a rug, watching you’s the only drug I need


You’re so gangsta, I’m so thug, you’re the only one I’m dreaming of


You see, I can be myself now finally, in fact there’s nothing I can’t be


I want the world to see you be with me



Hey soul sister, ain’t that Mr. Mister on the radio, stereo, the way you move ain’t fair, you know!


Hey soul sister, I don’t want to miss a single thing you do tonight,


Hey soul sister, I don’t want to miss a single thing you do…tonight


Hey, hey,hey



Tonight


Hey, hey,hey



Tonight


Dopo l’autunno arrivò l’… inferno.

Il 2008 è stato l’inizio della fine , il 2009 escalation , 2010 che dovrebbe essere l’anno della Tigre e quindi della rivincita .. un sacco di giaccate di legna.
Fortuna ke ho ancora qualke amico non sposato e la montagna con le sue grandi braccia sempre pronte ad abbracciarmi o a corcarmi di botte , ma … sempre.
Ma si. La settimana scorsa il concerto-performance burlesque di Emilie Autumn è stato grandioso.
Questa settimana invece … a arriva allo spazio 211 Naïf Hérin !!! Sempre di giovedi. Sempre 21:30

http://www.spazio211.com/new/index.php/2009/12/07/naif/

http://www.midistribuisco.com/

http://www.live-boutique.com/site/-Naif-.html

Non è particolarmente conosciuta , ma basta googleare o youtubare un po’ per farsi un’idea della bravura di questa ragazza valldostana.

Bhe , per oggi è tutto.

Il mio blog torna alle origini🙂 Info rapide , indolori , e poco più🙂

Per concludere una song intitolata FAITES DU BRUIT
Canta appunto … NAIF HERIN😉

http://gaetanolopresti.files.wordpress.com/2009/08/copertina-cd-naif-blog-glp.jpg

X IL VIDEO CLICCARE QUI.

Faites du bruit, faites du bruit pour ce qui compte
faites du bruit pour ce que tu aimes allumes ta haine
faites du bruit petites souris même le silence a son esprit
faites du bruit pour ce qui compte, et pour sauver les fesses!

Quand le ciel s’allumera d’étoiles
Les souris chanteront ensemble
Oh oh oh oh
Magnifico!

mais tout de suite arrive la tempête
touts petits crieront: à l’aide! À l’aide!
Oh oh oh oh
Drammatico!

Can I have your attention, my friend!
Scream for to be listened!!!

faites du bruit, faites du bruit pour ce qui compte
faites du bruit pour ce que tu aimes allumes ta haine
faites du bruit petites souris même le silence a son esprit
faites du bruit pour ce qui compte, et pour sauver les fesses!

Au coucher du soleil
les souris tomberont amoureux
Oh oh oh oh
Romantico!

Mais le noir c’est la maison du chat
Qu’il arrive et crie: J’ai faim!!! Ahhhh!!!
Oh oh oh oh
Antipatico!

Can I have your attention, my friend!
Scream for to be listened!
Can I have your attention, my Bro!
this is a world of deaf!

faites du bruit, faites du bruit pour ce qui compte
faites du bruit pour ce que tu aimes allumes ta haine
faites du bruit petites souris même le silence a son esprit
faites du bruit pour ce qui compte, et pour sauver les fesses!
pour ce qui compte, pour sauver les fesses!
pour ce qui compte, per non essere pirla!
pour ce qui compte, pour…

everybody sing a song now
everybody doing “Hola”
faites du bruit
for to be listened
une chanson sing to be free
faites du bruit
pour ce qui compte, pour sauver les fesses!
pour ce qui compte, per non essere pirla!
pour ce qui compte, con te!

la la la la
….